“DIAMO UNA MANO AL GIORNO PERCHÉ POSSA NASCERE DI NUOVO!”
- Padre Saverio Paolillo
- 8 mar
- Tempo di lettura: 4 min
Stadera n. 166 – Gen/Feb 2026
Tutte le volte che si passa da un anno all’altro c’è sempre qualche profeta di sventura che annuncia un’imminente fine del mondo. Alcuni cristiani, sprovveduti, cascano volentieri in queste previsioni catastrofiche, senza darsi conto che contraddicono la nostra fede. Per noi credenti, il destino del mondo non è la fine, ma l’incontro con il Signore Risorto. Noi non siamo stati messi al mondo da Dio per precipitare nel baratro del nulla, per essere sepolti nel silenzio dell'insignificanza ed essere cancellati per sempre.

Nonostante le situazioni assurde che viviamo quotidianamente, la nostra vita ha un senso. Ha valore ed è degna di essere vissuta intensamente. Marcia verso la pienezza che sarà raggiunta il giorno in cui Dio porterà a compimento il Suo Regno che è già iniziato tra noi. La visione della Nuova Gerusalemme, descritta nel Libro dell'Apocalisse (21,1-5), è la prefigurazione del nuovo mondo che tanto sogniamo. Questo è l'epilogo della storia che è nella mente di Dio e di tutti coloro che credono in Lui. La violenza, la guerra, il dolore e le ingiustizie, nonostante i danni che stanno causando, hanno i giorni contati. L'ultima parola viene da Dio e dalla comunità che condivide il suo sogno. Il Suo progetto di vita prevarrà sulla morte. L'umanità, redenta da Cristo, vivrà per sempre. Questa è la nostra speranza. Non è una illusione, ma è un fatto concreto, basato sulle promesse di Dio e sostenuto dalla parola data dallo stesso Gesù: “Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33). Non dimentichiamoci, però, che "dobbiamo attraversare molte sofferenze per entrare nel Regno di Dio" (Atti 14:22). "Per crucem ad lucem". Il sentiero che ci conduce alla luce passa per la dura esperienza della croce. Per raggiungere le stelle, dicevano gli antichi, bisogna affrontare le prove della vita. Alcune vengono dall’esterno. Sono le persecuzioni di coloro che non accettano il Vangelo. Altre sono conseguenze dei tagli nella nostra stessa carne di tutto ciò che nella nostra vita personale e comunitaria ostacola l'ingresso nel Regno. I tagli fanno sempre male. Le sofferenze portano facilmente allo scoraggiamento. Il desiderio di abbandonare tutto ci assale continuamente. La stanchezza e, soprattutto, il senso di impotenza mettono a dura prova la nostra fede, resistenza e perseveranza. Sembra sempre notte. Il nuovo giorno impiega troppo tempo ad arrivare. La riserva di olio sta finendo e la lampada della speranza si sta spegnendo. Come ha scritto Marie Noel, poetessa francese, ci sono momenti in cui Dio è tutto e momenti in cui non è nulla. Ci sono momenti in cui siamo pieni di entusiasmo e momenti in cui ci sentiamo come stracci consumati. Dio, però, non butta via nulla. Sa fare tesoro anche dei nostri dubbi, fallimenti e delusioni. È in grado di riciclare tutto, anche le crisi di fede e i momenti di disperazione. Con i nostri cocci produce gli ornamenti nunziali e con gli stracci cuce l'abito da sposa con cui ci vestirà per condurci all'altare delle Nozze dell'Agnello per celebrare l'Alleanza che dà vita al nuovo mondo. Il suo amore è più forte del peccato, sconfigge persino la morte! Il male non prevarrà. Se, nonostante le nostre fragilità, resistiamo alle sue seduzioni e restiamo fedeli al Vangelo, Cominciamo sin da ora. Dio ci promette una felicità che non finirà mai. Usiamo bene la vita che ci è stata data investendola nell’amore a Dio e nel servizio ai fratelli,
L’amore ci dà “il potere di essere in Paradiso già da ora, di essere felici con Lui in questo momento, se amiamo come lui ci ama, se aiutiamo come Lui ci aiuta, se doniamo come Egli dona, se serviamo come Egli serve” (Teresa di Calcutta).
In questo mondo marcato dalla sfiducia, non facciamoci rubare la speranza. È la più piccola delle virtù teologali, ma è la più forte, come quel bambino che ho incontrato qualche giorno fa.
Strattonava i genitori che si erano fermati per chiacchierare con me. Usava tutte le sue forze per trascinarli con sé. Era stufo di rimanere fermo. Voleva andare avanti. “Statti fermo!”, insistevano i genitori, seccati dal suo comportamento, ma lui non desisteva. Alla fine, vinse lui. “Che monello!”, mi veniva da dire, ma il suo comportamento, al di là dei capricci, mi fece riflettere: pur essendo fragile, il piccolo era riuscito a smuovere i grandi. È così che agisce la speranza.
Ci strattona quando pensiamo di fermarci, ci sprona a non arrenderci e ci fa andare avanti, passo dopo passo. A spingerci in avanti non è solo il nostro ottimismo, ma il Signore Risorto. È Lui la nostra speranza. Egli non abbandona mai quelli che sperano in Lui. Sperare in Lui non significa incrociare le braccia e aspettare il miracolo che casca dal cielo. La speranza non è un atto di vigliaccheria o una prova della nostra incompetenza. Non ha niente a che vedere con l’ottimismo ingenuo, l’inerzia e il fatalismo. La speranza è la più esigente e rivoluzionaria esperienza del cuore. È una qualità del cristiano militante. È il coraggio di tuffarsi nella realtà e di rimboccarsi le maniche per trasformarla. La speranza è la capacità di vedere oltre le apparenze, di scoprire uno spiraglio di luce nelle tenebre più fitte, di affrontare le avversità con serenità e di ricominciare tutto di nuovo con fiducia nella Parola di Dio:

“Signore, abbiamo tentato tutta la notte e non abbiamo pescato niente. Ma in obbedienza alla Tua Parola, butteremo di nuovo le reti” (Lc 5,5). La speranza è un atto di coraggio che ci pone con determinazione dalla parte della Vita per sconfiggere la morte, dalla parte della solidarietà per porre fine alla sofferenza, dalla parte del bene per debellare il male. La speranza è la virtù di coloro che osano, di “quelli che restano in piedi”, che non si scoraggiano, non si soddisfano con la mediocrità, non ricercano il minimo necessario, ma osano, hanno l’ardire sufficiente per imbarcare e navigare verso acque profonde, alla ricerca di ciò che vale la pena: “Per me vivere è Cristo!” (Fl 1,21). La speranza è a caro prezzo, ma è indispensabile. Risvegliamola ad ogni nostro risveglio. Come diceva Raoul Follereau, "Diamo una mano al giorno perché possa nascere di nuovo”.
P. Saverio Paolillo Missionario Comboniano in Brasile



